Sicurezza

Il coronavirus e l’incidente aereo in Pakistan

Dopo gli incidenti dei 737 Max e gli inquietanti problemi emersi nel corso delle relative indagini, questo incidente dalla dinamica sconvolgente fa riflettere sull’assoluta necessità di mantenere sempre i massimi standard laddove ci sono delle attività critiche

11 Lug 2020

Paolo Reale

22 maggio 2020, poco dopo il termine del lockdown, Pakistan. L’Airbus 320 della compagnia PIA (Pakistan International Airlines), dopo un volo senza alcun problema, si appresta ad atterrare all’aeroporto di Karachi, ma dopo un primo tentativo fallito, durante il secondo tentativo l’aereo si schianta a poche centinaia di metri dalla pista, su un quartiere della città, con un tragico bilancio di 97 morti a bordo, 1 persona uccisa in strada e 2 sopravvissuti.

Già nelle prime ore dopo l’incidente i primi video e le immagini disponibili facevano emergere dubbi inquietanti sulla dinamica di questo incidente, in quanto vi erano chiari segni di un contatto dei motori direttamente con la pista, e la presenza della turbina RAT[1] estesa, evidenza di problemi alle fonti di energie primarie, ovvero i motori stessi.

Una Ram Air Turbine (RAT) è una piccola turbina installata sugli aerei che, collegata a una pompa idraulica o a un generatore elettrico, viene usata come fonte di energia.

Il 24 giugno scorso è stato pubblicato dall’autorità per l’aviazione civile pakistana il report preliminare dell’incidente [1], che insieme alle dichiarazioni rese dal ministro dell’aviazione pakistano in merito al contenuto delle comunicazioni tra i piloti durante il volo [2], e alle altre evidenze emerse da questa investigazione, fa affiorare un quadro complessivo assolutamente inimmaginabile.

La ricostruzione del tentativo di atterraggio

Quanto a oggi ricostruito, e raccontato dal report preliminare, è che in fase di avvicinamento all’aeroporto, l’Airbus si trovava molto più alto della traiettoria prevista, e sebbene la torre di Karachi avesse avvisato i piloti di effettuare un giro intorno all’aeroporto al fine di intercettare il corretto profilo di discesa, questi proseguirono la manovra.

A un’altezza di circa 7000 piedi il carrello venne abbassato. Il controllore di volo avvisò ancora, ripetutamente, dell’eccessiva altezza dell’aereo rispetto al sentiero di discesa, ma in modo inspiegabile il carrello di atterraggio venne ritratto e l’aereo continuò la discesa con le segnalazioni automatiche – in cabina di pilotaggio – sull’eccessiva velocità e l’avvicinamento del terreno.

In funzione del fatto che la manovra di atterraggio però stava continuando, il controllore chiese l’autorizzazione di atterraggio telefonica dal “Controllo dell’aeroporto”, che mandò un nulla osta di atterraggio dell’aeromobile senza osservare l’anomalia che il carrello di atterraggio non era stato esteso.

In base alle registrazioni della scatola nera e del registratore di bordo, molti allarmi come “velocità eccessiva”, “carrello di atterraggio non esteso” e “prossimità del terreno” non furono considerati dai piloti, procedendo invece a un atterraggio senza carrello, toccando il suolo con entrambi i motori facendo così strisciare questi sulla superficie della pista con produzione di scintille.

A questo punto i piloti hanno interrotto l’atterraggio per effettuare un ‘go-around’. I dati mostrano che la leva del carrello è stata brevemente spostata sulla posizione “giù” per essere poi immediatamente seguita dal movimento verso la posizione “su”.

Poco dopo la risalita entrambi i motori hanno cessato di funzionare: ancora non sono state indagate puntualmente le cause di questa doppia avaria, anche se un danneggiamento causato dal contatto con la pista durante il tentativo di atterraggio è al momento l’ipotesi più probabile. Senza più la spinta dei motori l’aereo non è stato più in grado di mantenere il volo. I piloti hanno quindi dichiarato l’emergenza, ma l’aereo ormai scendeva di quota inesorabilmente, arrivando a toccare i tetti delle abitazioni prossime all’aeroporto, fino a schiantarsi definitivamente nella via sottostante, a 1340 metri dalla pista.

Il coronavirus nelle conversazioni dei piloti in cabina

Il rapporto preliminare non riporta alcun elemento in merito alle conversazioni memorizzate dal registratore vocale presente in cabina, tuttavia durante l’audizione all’assemblea nazionale, il ministro per l’aviazione Khan svela diversi inquietanti dettagli su queste.

Innanzitutto parla di “protocolli standard” completamente ignorati, e di mancanza di “focus” sul compito di gestire la delicata fase di volo.

Nell’ultima mezz’ora, la discussione dei piloti riguardava il coronavirus, non erano concentrati perché le loro famiglie erano state colpite“, ha detto il ministro, aggiungendo che il pilota e il copilota erano entrambi in perfetta forma fisica e con adeguata esperienza di volo.

Quando erano in posizione di atterraggio, sono stati avvertiti dai controllori, ma uno di loro ha detto: ‘Ci riuscirò’… e poi hanno iniziato a discutere di nuovo del coronavirus“.

In attesa del rilascio delle trascrizioni ufficiali, al momento la comunicazione del ministro testimonierebbe che la preoccupazione per il virus abbia condizionato l’attenzione dei piloti a un livello di distrazione fatale!

Le licenze dei piloti in Pakistan

Ma l’investigazione di questo incidente ha portato alla luce altri fattori impensabili. Sempre il ministro ha svelato che più del 30% dei piloti civili in Pakistan ha licenze false e non è qualificato per volare [3]. A seguito dell’inchiesta, la Pakistan International Airlines (PIA) ha deciso di mettere a terra in via precauzionale 150 dei suoi 434 piloti.

In una dichiarazione ufficiale, “PIA riconosce che le licenze false non sono solo un problema per PIA ma si diffondono in tutto il settore aereo pakistano“, aggiungendo che alcuni dei “falsi piloti” volano anche per vettori stranieri.

Per questa ragione l’Agenzia dell’Unione Europea per la sicurezza aerea (EASA) ha sospeso fino al 31 dicembre l’autorizzazione al volo della PIA, la compagnia aerea di bandiera del Pakistan, decisione presa per motivi di sicurezza [4]. Il blocco è stato esteso anche alla compagnia charter pakistana Vision Air.

Conclusioni

In attesa di un rapporto finale dell’incidente, che verosimilmente verrà rilasciato entro un anno da quello preliminare, quanto appreso finora è certamente allarmante, soprattutto per un ambito – quello dell’aviazione civile – in cui si era ormai creata la solida percezione di aver raggiunto un livello di sicurezza particolarmente elevato.

Dopo gli incidenti dei 737 Max e gli inquietanti problemi emersi nel corso delle relative indagini [5], questo incidente dalla dinamica sconvolgente fa riflettere sull’assoluta necessità di mantenere sempre i massimi standard dove ci sono delle attività critiche, ma anche come gli effetti collaterali di una pandemia devastante come quella che stiamo vivendo si siano indirettamente riverberati e insinuati in modo pervasivo ovunque. Anche nella cabina di pilotaggio del volo 8303.

[1] “Preliminary Investigation Report Into Accident of PIAC Flight Pk8303 Airbus A320-214 Reg No AP-BLD Crashed Near Karachi Airport On 22-05-2020“. Pakistan Civil Aviation Authority. 24 June 2020. Retrieved 24 June 2020. https://www.caapakistan.com.pk/Upload/SIBReports/AAIB-431.pdf

[2] “Pilots Discussed Coronavirus, Ignoring Alerts Before Pakistan Crash, Officials Say”, the New York Times, 24.06.2020.

https://www.nytimes.com/2020/06/24/world/asia/pakistan-plane-crash-coronavirus.html

[3] “Almost 1 in 3 pilots in Pakistan have fake licenses, aviation minister says”, CNN, 25 giugno 2020

https://edition.cnn.com/2020/06/25/business/pakistan-fake-pilot-intl-hnk/index.html

[4] “L’Agenzia dell’Unione Europea per la sicurezza aerea ha sospeso per sei mesi la licenza della compagnia aerea di bandiera pakistana”, Il Post, 1 luglio 2020

https://www.ilpost.it/2020/07/01/easa-sospende-voli-pakistan/

[5] “Aereo 737 MAX, colpa dell’intelligenza artificiale o dei piloti? Storia di due tragedie evitabili”, Paolo Reale su AgendaDigitale.eu, 19 novembre 2019

https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/aereo-737-max-colpa-dellintelligenza-artificiale-o-dei-piloti-storia-di-due-tragedie-evitabili/

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