Point of View

Aumentare il livello di risk management del real estate con l’analisi video

La sicurezza di un immobile è oggi un valore riconosciuto e che fa la differenza, anche nella quotazione dell’immobile stesso. Fabio Santomauro e Maurizio Scaccabarozzi di A2A Smart City illustrano qual è lo stato dell’arte del risk management del real estate e quali le sfide da affrontare

18 Feb 2022

Fabrizio Pincelli

Giornalista

La sicurezza, e più in generale il risk management, nell’ambito del real estate sono oggi aspetti di grande rilevanza e questo li porta ad avere un impatto importante anche sulla valorizzazione di un immobile. Va infatti da sé che un edificio più sicuro e che sorge in un contesto che lo è altrettanto acquisti maggiore valore proprio in funzione del discorso sicurezza.

Per altro, dal 2017 un decreto, che fa un po’ da ponte tra la sicurezza urbana e quella del singolo immobile (ma il confine è labile visto che gli immobili sorgono in ambito urbano), prevede sostanzialmente che gli edifici, sia di tipo residenziale sia commerciale, possano essere resi sicuri usando gli stessi dispositivi di gestione della sicurezza urbana. Si crea quindi un sistema di protezione capillare che attinge da tutte le fonti di raccolta dati che sono presenti sul territorio.

Ma quindi oggi come viene gestito il risk management del real estate? E in questo contesto, che ruolo ha la video analisi? Lo abbiamo chiesto a Fabio Santomauro e Maurizio Scaccabarozzi, rispettivamente Responsabile Marketing e Sales Manager di A2A Smart City, la società del gruppo A2A che gestisce sistemi di sicurezza video in ambito cittadino ma che si occupa anche della sicurezza a livello di singolo edificio.

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Risk management, compliant normativa e cybersecurity

“Quando parliamo di risk management sugli immobili – afferma Fabio Santomauro – la grande complessità sta nel gestire gli impianti, che molto spesso i condomini fanno installare nell’edificio in cui vivono per sentirsi più sicuri, in modo che siano compliant con le normative previste dalla legge sulla privacy. Una telecamera si può comprare anche online e installarla da sé, ma se viene inserita all’interno di un contesto come quello condominiale può far nascere una serie di problemi in termini di autorizzazioni e di normativa. Sorge quindi il problema di gestire la complessità di questo ecosistema. Per trovare una soluzione è bene affidarsi a chi ha l’esperienza adatta e di questi aspetti si occupa da tempo in maniera strutturata”.

Alle parole di Santomauro fanno eco quelle di Maurizio Scaccabarozzi. “Far progettare un impianto a un’impresa che sa come proteggere adeguatamente un edificio garantisce anche la costruzione di muri di difesa contro gli attacchi informatici. Questo perché posizionare una telecamera da alcune centinaia di euro in un determinato punto può voler dire trasformare uno strumento di monitoraggio in uno strumento di attacco. Infatti, se è facilmente identificabile l’indirizzo IP della telecamera e vi si può accedere con qualsiasi strumento in Wi-Fi o tramite rete mobile, un criminale informatico potrebbe sfruttare tale telecamera per vedere quando non c’è nessuno nell’appartamento o nell’immobile. Diventa perciò semplice per chi vuole fare danni, entrare e rubare. C’è un importante aspetto di cybersecurity che va valutato e che fa la differenza tra un impianto qualsiasi e un impianto certificato”.

L’intelligenza delle videocamere a servizio della sicurezza

Oggi la sicurezza che possono assicurare determinate videocamere è basata sulla capacità di individuare situazioni di pericolo che un impianto normale non può rilevare. Grazie, infatti, all’intelligenza artificiale integrata all’interno delle videocamere stesse è per esempio possibile distinguere se una persona ha in mano un piccolo ombrello o invece un’arma. E quindi, a seconda dell’oggetto riconosciuto, si può far attivare o meno un determinato allarme. Lo stesso vale per un incendio o un allagamento. Anche in questi casi la videocamera può effettuare un’analisi delle riprese video e, in funzione di quanto riscontrato, generare un allarme. In pratica, le telecamere si stanno sempre più trasformando in dispositivi IoT intelligenti basati su un modello edge computing. “Il risultato – puntualizza Santomauro – è la sicurezza a tutto tondo di uno stabile e la garanzia di un certo tipo di intervento, che diversamente non potrebbe avvenire”.

Il problema dei falsi positivi

“Un tema importante rispetto alla qualità del servizio di risk management che viene erogato – aggiunge Santomauro – è quello dei falsi positivi. Un sistema per la sicurezza richiede un certo livello qualitativo in termini di comprensione delle criticità che si manifestano nelle riprese video. Un alert che si attiva di frequente in modo indiscriminato dopo un po’ viene tendenzialmente disattivato e a quel punto perde tutta l’efficacia che poteva avere. Siccome i sistemi di sicurezza basati su videocamere stanno sempre più prendendo piede, bisogna saper distinguere quelli che hanno una solidità anche in termini di qualità dell’analisi video, perché se propongono una serie di alert sbagliati diventano inutilizzabili”.

“È una questione anche di ecosistema, che in questo momento probabilmente ancora non c’è – prosegue Scaccabarozzi –. Si sta sviluppando, ma attualmente è difficile riscontrare. Per essere più chiaro faccio un esempio. Se le compagnie di assicurazione dovessero proporre importanti ribassi delle proprie polizze a fronte del fatto che un distretto o un edificio siano strutturati con impianti di videosorveglianza che rilevano fumi, acqua o accessi non consentiti, probabilmente si creerebbe un percorso virtuoso. Questo potrebbe portare gli stessi condomini a valutare la possibilità di strutturarsi effettivamente in maniera adeguata”.

Un lento passaggio al cloud

Quando si parla di video e privacy sorge il problema della gestione e conservazione dei dati. “Noi possiamo dare soluzioni on premise e offrire servizi in cloud – precisa Santomauro –, cerchiamo di operare a seconda della richiesta del cliente. È però chiaro che la strada verso il cloud è abbastanza delineata, e si estenderà probabilmente alla maggior parte dei nostri servizi. Ovviamente questo riporta a considerare quanto detto sulla cybersecurity, cioè è bene sapere con chi si va a implementare determinate soluzioni e dove sono posizionati i propri dati nel rispetto della privacy”.

“Noi abbiamo un data center nostro, che sarà oggetto di revamping – sottolinea Scaccabarozzi –. Tuttavia, quando necessario, anche noi sfruttiamo spazi in cloud che magari lo stesso cliente ci propone di voler utilizzare. Ormai tendenzialmente l’intelligenza è condivisa su macchine virtuali, anche se c’è un ritorno, se vogliamo, ad alcune componenti hardware, soprattutto nell’ottica dell’edge computing. Le telecamere, infatti, per essere sempre più intelligenti hanno a bordo un po’ più di componenti hardware rispetto al passato e questo consente di poter decidere se far eseguire delle elaborazioni direttamente al loro interno oppure inviare determinati flussi video a una centrale di controllo del risk management. In questo momento è chiaro che dall’on premise si sta progressivamente passando al cloud”.

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Fabrizio Pincelli
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