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Report

Nuovi rischi: l’uso improprio dei dati compromette fiducia e fatturato

Il report di Accenture Strategy “Decoding Organizational DNA” espone i risultati di una ricerca che, combinando tecniche qualitative e quantitative e intervistando 1.400 quadri direttivi e 10.000 dipendenti in 13 settori industriali in tutto il mondo, ha misurato l’attitudine e la prontezza all’uso dei dati della forza lavoro e ha modellato gli effetti della raccolta di tali dati sulla fiducia dipendenti-datori di lavoro.

11 Giu 2019
“La fiducia è la valuta più preziosa: conduce all’innovazione e alimenta la crescita liberando il potenziale del singolo. E’ passata dall’essere una questione aziendale ‘soft’ ad una unità di misura quantificabile con impatto sul risultato finale di ricavi e, in ultima analisi, della crescita tramite agilità competitiva. I leader di oggi devono mettere al centro delle loro strategie aziendali la fiducia dei dipendenti e dei consumatori, con un piano concreto e ben definito per conquistarla e mantenerla” ha dichiarato Marco Morchio, Management Director di Accenture Strategy.Il nuovo report di Accenture Strategy, divisione dedicata alla progettazione e attuazione di strategie specifiche di settore che favoriscano un’ampia trasformazione aziendale dei clienti della società omonima,  “Decoding Organizational DNA” espone i risultati di una ricerca che, combinando tecniche qualitative e quantitative e intervistando 1.400 quadri direttivi e 10.000 dipendenti in 13 settori industriali in tutto il mondo, ha misurato l’attitudine e la prontezza all’uso dei dati della forza lavoro e ha modellato gli effetti della raccolta di tali dati sulla fiducia dipendenti-datori di lavoro.

Per saperne di più sul report, visita questo sito.

Nuove tecnologie di raccolta dati, ma poca gestione responsabile

Sei dirigenti su dieci attestano l’utilizzo in azienda di nuove tecnologie per la raccolta di dati sul personale e sul lavoro allo scopo di ottenere informazioni di valore pratico (dalla qualità del lavoro alle modalità di collaborazione tra il personale, fino alla sicurezza e al benessere di quest’ultimo), ma meno di un terzo si dichiara certo che i dati vengano utilizzati in maniera responsabile.

Più della metà dei dipendenti ritiene che l’utilizzo di nuove fonti per raccogliere dati sul personale rischi di minare la loro fiducia, e il 64 percento si dichiara preoccupato dal fatto che, alla luce dei recenti fatti di cronaca relativi all’uso improprio di dati, anche i propri dati possano essere a rischio.

La buona notizia è che il 92 percento dei dipendenti è favorevole alla raccolta dati riguardanti la propria persona e il proprio lavoro, a patto che questo porti a un miglioramento del proprio rendimento o benessere, o ad altri benefici individuali. Oltre sei dipendenti su dieci sarebbero disposti a fornire i dati relativi al proprio lavoro in cambio di un sistema di remunerazione, incentivi e benefici più personalizzato, mentre il 61 percento lo farebbe in cambio di opportunità di apprendimento e sviluppo più mirate.

La risposta dei responsabili aziendali alla sfida dei dati sul personale

Da un lato, c’è chi (il 31 percento dei dirigenti) dichiara di contenere, rispetto a quanto desiderato, gli investimenti in tecnologie di raccolta dei dati sul personale, in risposta a preoccupazioni etiche e nel rispetto della sensibilità dei propri impiegati; dall’altro, c’è chi (il 32 percento) dichiara di stare investendo, impegnandosi a elaborare strategie di condotta responsabile all’emergere di problemi.

“I dirigenti si affacciano a una nuova era di dati sul personale sprovvisti delle strategie e degli strumenti necessari per promuovere la crescita del fatturato attraverso lo sviluppo di una maggiore fiducia digitale,” ha commentato Stefano Trombetta, che guida la divisione Talent & Organization di Accenture Strategy in Italia “Ma i responsabili aziendali possono adottare misure pro-attive che migliorino il potenziale dei dipendenti generando al contempo nuovo valore per l’impresa. Possono condividere la responsabilità per l’utilizzo dei dati sul personale, co-creare nuovi sistemi con i propri impiegati, e dare a questi ultimi maggiore controllo sui propri dati. Questo approccio responsabile rafforzerà la resilienza e l’agilità della forza lavoro e aiuterà le aziende a farsi strada tra gli ostacoli in un’epoca di estrema competitività e volatilità.”

Un modello per l’uso responsabile dei dati sul personale

Accenture fornisce una serie di raccomandazioni per sviluppare un modello per l’uso responsabile dei dati sul personale:

  • Lasciando ai dipendenti molto più controllo sui propri dati, le organizzazioni non solo conquisteranno la loro fiducia, ma beneficeranno anche di un più consistente flusso di informazioni sulla forza lavoro, che potranno poi utilizzare per migliorare le performance. Circa tre quarti (il 73 percento) degli impiegati vorrebbero il controllo sui dati relativi al proprio lavoro e la possibilità di portarli con sé una volta lasciato il lavoro, e più di metà (il 56 percento) dei quadri direttivi sarebbe favorevole in tal senso.
  • Per generare benefici collettivi, i leader devono condividere la responsabilità con tutto il team direttivo e coinvolgere gli impiegati nell’ideazione di sistemi per la gestione dei dati sul personale. Ad oggi, meno di un terzo (il 29 percento) delle aziende progetta insieme ai propri impiegati sistemi per la gestione di dati, sebbene un terzo (il 33 percento) preveda di farlo.
  • Le aziende devono usare l’intelligenza artificiale e altre tecnologie per dare agli impiegati maggiori opportunità di crescita e promuovere correttezza e inclusione. Oltre quattro impiegati su cinque (l’82 percento) si sono dichiarati convinti che la raccolta di dati attendibili attraverso le nuove tecnologie garantirà una maggiore correttezza nei pagamenti, nelle promozioni, e nelle valutazioni.
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