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Digital Transformation

Risk Management nelle Utility: IoT e nuovi modelli di business

Non si possono ignorare gli impatti sui modelli di business della trasformazione digitale. Le innovazioni introdotte dall’Industry 4.0 rappresentano senza dubbio delle opportunità di crescita, ma possono comportare anche nuovi rischi se arrivano senza un’accurata analisi. Al Convegno ANRA le esperienze di Paolo Gallo, Amministratore Delegato di Italgas; Antonio Catalano, Responsabile Digital Transformation Tenova e Carlo Causio, Chief Risk Officer di Telespazio

15 Ott 2019

Connettività pervasiva dei dispositivi, immensa disponibilità di dati e mobilità delle informazioni di valore identificano i tre pilastri che caratterizzano le principali strategie di innovazione digitale intraprese dalle Utility. Tuttavia, affinché la Digital Disruption si realizzi completamente non è sufficiente lavorare sulle tecnologie e sull’innovazione, occorre insistere contestualmente sulle strategie, sul cambio del paradigma di business, nonché sulla digital culture. Infatti, la domotica, la mobilità “smart” e sostenibile, l’Internet delle Cose (IoT) mettono a disposizione una serie quasi infinita di possibilità di ripensare l’offerta di servizi e la natura stessa del business, modificando radicalmente il rapporto con l’utenza, i clienti. La rivoluzione tecnologica porta con sé l’innovazione culturale: la tecnologia è uno strumento di questa rivoluzione, il digital è un canale, ma sono le persone che cambiano il business.

Ovviamente con l’avvento della digitalizzazione, anche il profilo di rischio di queste imprese cambia. Le aziende stanno investendo tanto in cybersecurity, ma se i rischi di cybersecurity esistevano ieri e continuano ad esistere anche oggi con la differenza che le nuove tecnologie li rendono più stringenti, il problema presente è legato ai nuovi modelli di business. Ieri le Utility vendevano prodotti, oggi servizi ad alto valore aggiunto e domani modelli di intelligenza artificiale o tecnologia avanzata. Se ieri si affrontano i rischi legati alle tecnologie digitali, oggi i rischi si estendono ai nuovi modelli di business, domani la questione sarà quella di anticipare il rischio e collaborare con il cliente per risolverlo.

Un grande impegno è quello richiesto agli addetti ai lavori e quindi alla figura del Risk Manager per individuare, comprendere e reagire ai nuovi profili di rischio; alle assicurazioni, spetta invece il compito di selezionare nuove forme di copertura assicurativa che si adattano all’evoluzione in corso. Servono nuove competenze di ridefinizione dei processi aziendali e soprattutto, uno sforzo culturale. Filosofia che in occasione della ventesima edizione dell’appuntamento annuale promosso dall’Associazione Nazionale Risk Manager e Responsabili Assicurazioni Aziendali (ANRA) dal titolo “Sulle ali del Risk Management” è stata ben rappresentata dall’esperienza sul campo di tre aziende che operano nel settore: Italgas, attiva nel settore della distribuzione del gas, Tenova nel mercato dell’industria metallurgica e mineraria e Telespazio, nel campo delle soluzioni e dei servizi satellitari.

La trasformazione digitale di Italgas: rete, processi e persone nel mondo utility


Migliorare gli standard di qualità e di sicurezza del servizio di distribuzione del gas, ridurre gli effetti ambientali delle attività di distribuzione e aumentare l’efficienza complessiva del sistema. È questo l’obiettivo che guida le attività di innovazione e sviluppo tecnologico che hanno segnato e segnano tuttora il percorso di trasformazione digitale intrapreso negli ultimi due anni da Italgas, principale società in Italia e terza in Europa nella distribuzione di gas. Paolo Gallo, Amministratore Delegato Italgas, ha illustrato come il piano industriale dell’azienda promuova la sostenibilità come elemento trasversale a tutte le strategie di competizione e punti sulla trasformazione digitale, un pilastro della visione imprenditoriale su cui l’azienda ha allocato circa un miliardo di euro di investimenti nei prossimi sette anni.

Sono tre le direttive della trasformazione digitale che coinvolge Italgas: non è solo un tema di hardware, ma anche di cambiamento culturale che coinvolge l’azienda intera. La digital transformation deve essere completa e riguardare risorse e reti, processi aziendali e forza lavoro. Vediamo come la società ha intrapreso questo percorso nei prossimi paragrafi.

Asset Digitization nelle utility per identificare i guasti e ridurre i tempi di disservizio

In primis, si parla di digitalizzazione degli asset e del network, a partire dal completamento del piano di installazione dei contatori di ultima generazione, attività che consiste nella progressiva sostituzione dei vecchi contatori del gas con apparecchi di nuova generazione (smart meters) al fine di facilitare l’innovazione tecnologica dei gruppi di misura e il processo di contabilizzazione del gas naturale prelevato dagli utenti finali; migliorare la qualità del servizio di misura, di vendita e di distribuzione del gas naturale; favorire la consapevolezza dei consumi.

Per digitalizzazione della rete si intende anche la trasformazione dei componenti del network tipicamente tradizionali in digitali. Grazie a nuove tecnologie come l’Internet of Things (IoT) industriale, una moltitudine di sensori distribuiti lungo la rete possono comunicare e interagire tra loro e con l’ambiente esterno per raccogliere dati, un patrimonio di conoscenza che grazie a strumenti innovativi come Big Data, Analytics e Machine Learning assumono valore andando ad affinare i processi decisionali aziendali.

Italgas ha recentemente avviato un progetto di Advanced Analytics con l’obiettivo di controllare in modo più puntuale lo stato delle reti, di prevederne l’evoluzione con maggiore affidabilità e di fare innovazione, realizzando un sistema completo di data management che sia in grado di generare valore per l’organizzazione. In futuro, grazie ai dati in possesso e all’utilizzo delle tecnologie digitali, si prevede l’identificazione tempestiva di situazioni anomale nell’assetto della rete, la previsione di possibili guasti e l’intervento anticipato (manutenzione predittiva), riducendo i costi di intervento e i tempi di disservizio. Con l’evolvere delle tecnologie, si auspica una maggior intelligenza della rete così che il maggior numero possibile di processi (ad esempio preriscaldo e odorizzazione) siano in grado di auto-regolarsi, ottimizzando i consumi e massimizzando la qualità del servizio offerto.

Staff & Operation Innovation per aumentare la produttività e ridurre gli errori

Non è solo un tema di digitalizzazione degli asset, ma anche di trasformazione digitale dei processi aziendali. Italgas ha deciso di abbandonare il vecchio sistema dell’infrastruttura IT proprietaria e basarla su un cloud pubblico, per semplificare la gestione dell’infrastruttura e liberare capitale e risorse da investire in innovazione. Inoltre, ha abilitato la Digital Factory ormai attiva da due anni e motore dell’innovazione digitale, in grado di sviluppare un’applicazione nell’arco di 4 mesi. Una trasformazione che vede un primo livello di semplificazione della mappa applicativa con il multi-cloud pubblico al centro di questa revisione e un secondo livello di sperimentazioni per fornire strumenti innovativi e tecnologici (già da qualche mese i tecnici stanno sperimentando sul campo sensori che permettono di comunicare in tempo reale tra chi sta operando sulla rete e l’esperto che risponde ad eventuali richieste di aiuto, trasmette documenti e disegna gli interventi).

In ultimo ma non da ultimo, digital transformation significa dotare le persone di strumenti innovativi con cui lavorare meglio: qui entrano in gioco la Mixed Reality, i wearables e i bots o digital assistant. Le tecnologie digitali stanno trasformando il modo di lavorare dei tecnici che già oggi, grazie a un iPad, possono eseguire in mobilità numerose attività che, fino a poco tempo fa, richiedevano la presenza in sede. Tra i benefici di Gas2Go: l’attivazione di un processo paperless; la razionalizzazione dei percorsi con la conseguente riduzione dei km percorsi quotidianamente dai tecnici e delle emissioni di CO2; l’aumento della produttività; la riduzione dei tempi nell’esecuzione dei lavori e dell’attività di back office; la riduzione dei margini d’errore dovuti a imprecisioni nella trascrizione dei dati. In un futuro molto vicino, i tecnici utilizzeranno dispositivi (wearable) per interagire con l’ambiente in modo semplice e migliorando il grado di sicurezza.

Un’altra tecnologia implementata riguarda un nuovo modo di individuare le perdite di gas importato dagli USA. Italgas ha siglato un accordo di partnership con Picarro, società statunitense di riferimento nella fornitura di software intelligenti per le rilevazioni della presenza di gas in aria, acqua e terra, per l’utilizzo in Europa di Picarro Surveyor, attualmente una delle soluzioni più evolute nel monitoraggio delle reti. Si tratta del sistema denominato CRDS (Cavity Ring-Down Spectroscopy) e consiste in una sofisticata sensing technology che, rispetto a quelle tradizionali, offre vantaggi in termini di rapidità di svolgimento e di ampiezza delle aree sottoposte a controllo. Specifici dispositivi veicolari, associati a software avanzati, garantiscono una sensibilità di rilevazione della presenza di gas nell’aria di tre ordini di grandezza superiori a quelli attualmente in uso dagli operatori del settore (parti per miliardo contro parti per milione).

Inoltre, la nuova tecnologia non impone al veicolo di seguire il tracciato della tubazione interrata, ovviando al problema di possibili ostacoli presenti lungo il percorso, ad esempio le auto parcheggiate, e amplia in maniera esponenziale il volume dell’area fuori-terra monitorata: 150-200 metri di larghezza e 5-8 metri in altezza contro 1-2 metri e 10-20 centimetri. Oltre la presenza di metano, i software rileva anche l’etano, restituendo un dato più accurato circa la quantità di molecole di gas presenti nell’aria. Un dato che, incrociato con le informazioni relative alla direzione e alla velocità del vento e con le rilevazioni geo-referenziate, permette di fornire in tempi rapidi e con precisione la localizzazione della possibile origine della dispersione.

L’accordo fa seguito a un’intensa fase di sperimentazione condotta con successo nell’ultimo anno sulle reti delle tre più grandi città servite da Italgas, ovvero Torino, Roma e Napoli. In queste città la nuova tecnologia ha permesso di controllare una quantità di chilometri di rete pari al 150% in più rispetto agli standard minimi indicati dall’autorità di regolazione, ovvero circa 38.000 chilometri di rete contro i 15.000 richiesti.

I fattori abilitanti dell’AI nelle utility: Big Data, Competenze e Vision

Dalla robotizzazione dei processi con algoritmi che sostituiscono le attività ripetitive a basso valore aggiunto eseguite dalle persone, Italgas è passata allo sviluppo di algoritmi che grazie al flusso di dati apprendono, migliorano e generano risultati più precisi. La frontiera è quella del “cognitive engagement” che porta ad instaurare un rapporto tra intelligenza artificiale e cliente finale ingaggiandolo nel percorso di consumer experience come la personalizzazione delle cure mediche anche grazie ai Big data.

Tra i fattori abilitanti si annoverano innanzitutto la possibilità di accedere a quantità importanti di dati e in modo costante, per alimentare gli algoritmi e affinarli in un ciclo di apprendimento continuo. In secondo luogo, servono specifiche competenze per maneggiare questi dati: il mercato richiede profili nuovi e difficili da trovare come quello del data scientist con un’attestata lentezza a livello universitario nello sviluppo di un adeguato apparato di conoscenze legato alle tecnologie digitali. Italgas crede nella necessità di avviare un piano di reskilling interno per dotare le persone di competenze minime nell’ambito della tecnologia digitale, preservando le competenze core della società. Un altro fattore che non può mancare è l’approccio dell’azienda verso l’innovazione e quindi di come si abilita di fronte alle nuove tecnologie. Nel caso della Digital Factory di Italgas, il lavoro nelle digital rooms riunisce attorno ad un tavolo le persone dell’azienda che conoscono meglio il processo preso in esame, ci sono terze parti che aiutano a riscrivere le applicazioni, non c’è una gerarchia bensì solo facilitatori perché tutti sono allo stesso livello. In questo modo si rompono i classici metodi di lavoro tradizionali, ricorrendo a quelli agile che devono permeare tutte le aree aziendali.

Una nuova gestione dei rischi in campo utility grazie ai Big Data

Italgas ha creato un Centro di controllo integrato con sede a Torino che riceve in tempo reale i dati provenienti dai sensori sparsi sul territorio e sulla rete che permettono di avere una visione a 360 gradi di quello che accade sulla stessa. Con la geolocalizzazione delle squadre sul territorio, è possibile localizzare la più vicina e dirottarla verso l’emergenza. Combinando poi queste informazioni con dati meteorologici e stradali si stima chi riuscirà ad arrivare sul posto in tempi più brevi. Ciò rappresenta un salto in avanti nella gestione più sicura delle emergenze e nella riduzione del rischio.

Paolo Gallo, Amministratore Delegato Italgas

“Oggi ci stiamo ponendo il problema di come proteggere la trasmissione delle informazioni: il rischio si sta spostando dal rischio legato all’asset a quello delle informazioni che viaggiano. Abbiamo già installato 6 milioni di contatori intelligenti, e in futuro supereremo gli 8-9 milioni di dispositivi sparsi sul territorio, tutte potenziali porte di accesso ai nostri sistemi. Fino a qualche anno fa il fatto che ci fossero contatori tradizionali non creava alcun rischio, oggi cambia la tipologia di rischio rispetto al passato. Per quanto riguarda i rischi legati agli algoritmi di AI, stiamo iniziando ora a svilupparli e il rischio che sbaglino c’è ma bisogna considerare che interviene il processo di ML, imparano continuamente, e aumenta la percentuale di successo nell’individuare le perdite, con un aiuto importante dal nostro personale che interpreta i dati. Le assicurazioni devono osservare come i rischi cambiano in azienda in linea con l’innovazione digitale” ha affermato Paolo Gallo che conclude “Il coinvolgimento del risk manager c’è stato sin dall’inizio nel senso che nello sviluppo e nella valutazione dei rischi che il modello di Enterprise Risk Management (ERM) fa, valuta i nuovi rischi che di volta in volta sorgono, si sviluppa insieme con il business e i possibili scenari. Adotteremo il quantum computing per aumentare la sensibilità e la valutazione dell’impatto dei rischi di asset ma anche regolatori sul piano strategico”.

I rischi legati ai nuovi modelli di business 

Tenova è una società del gruppo Techint che opera nella progettazione di tecnologie e impianti per la produzione di acciaio e che ha avviato il processo di digitalizzazione oltre 30 anni fa. “Per Tenova la digital transformation di adesso rispetto ai trent’anni di digitalizzazione passati sta in tre punti: connettività; disponibilità dei dati con cui si avviano algoritmi di AI e mobilità quindi la possibilità di disporre di informazioni nel posto giusto al momento giusto. Si comincia a percepire il valore dei dati e bisogna iniziare a inculcare l’importanza della loro protezione. Anche perché nel nostro caso il fermo macchina anche solo di un’ora rappresenta un danno gravissimo ed espone l’ambiente a rischi potenzialmente distruttivi” ha dichiarato Antonio Catalano, Responsabile Digital Transformation Tenova.

Antonio Catalano, Responsabile Digital Trasformation Tenova

Tenova investe tanto in cybersecurity, rischi di ieri che esistono anche oggi, ulteriormente potenziati dall’intervento delle nuove tecnologie.

“Il problema più grande però sembra essere legato all’incombenza di nuovi modelli di business: prima si vendevano prodotti, impianti, ora si vendono servizi a valore aggiunto, domani modelli di AI e di tecnologia avanzata. Oggi, la possibilità di interazione tra il cliente che ha un problema in campo e noi che siamo tecnologi è fondamentale per abbattere i tempi di risoluzione di eventuali anomalie o guasti. Domani, gli algoritmi di AI prevederanno il problema ed eviteranno il fermo degli impianti garantendo la business continuity. L’impatto del digitale non è solo digitale” ha aggiunto Catalano.

IoT, Smart Agriculture, utility e sicurezza ambientale

Telespazio è una una joint venture, nata dall’unione di due grandi partner europei: Leonardo (67%) e Thales (33%), di riferimento in Europa, e fra i principali player mondiali nel campo delle soluzioni e dei servizi satellitari (dalla progettazione e sviluppo dei sistemi spaziali, alla gestione dei servizi di lancio e controllo in orbita dei satelliti; dai servizi di osservazione della Terra, alle comunicazioni integrate, fino alla localizzazione satellitare), un comparto che beneficerà molto della progressiva automatizzazione dei processi e delle tecnologie.

“Già da diversi anni abbiamo sviluppato impianti di remotizzazione e centralizzazione delle sale di controllo, nei centri della Telespazio che gestiscono i sistemi satellitari la digital transformation è avvenuta da dieci anni con una serie di cambiamenti importanti. Con l’IoT ci ritroviamo di fronte una rivoluzione biblica: IP6, 5G, reti satellitari di ultima generazione stanno trasformando la nostra vita” ha dichiarato Carlo Causio, Chief Risk Officer di Telespazio.

I tre principali servizi che offre Telespazio (di comunicazione, immagini satellitari e geolocalizzazione con il sistema Galileo) sono tutti di sostanziale supporto all’IoT. Lo si può constatare bene nel settore dell’Agricoltura in cui si possono installare sensori sui terreni che permettono di gestire l’irrigazione grazie a sistemi di ML (ora in fase di test) con conseguenti risparmi dell’acqua di quasi il 70% e un utilizzo discreto e specifico di fertilizzanti. Con le immagini satellitari è possibile verificare il livello di maturazione delle diverse colture e quindi intervenire con le macchine agricole a guida autonoma, un livello di automazione spinto che è quasi realtà. Il salto superiore è una gestione ancora più profonda della maturazione delle colture. Le macchine agricole vengono utilizzate per pochi mesi l’anno. Gestendo un sistema di ML delle colture, spezzettando e facendo slittare la maturazione di alcune colture, si può allungare la stagione di uso delle macchine agricole e gestire l’intero processo anche il prezzo dei prodotti agricoli.

Carlo Causio, Chief Risk Officer Telespazio S.p.A.

Naturalmente con l’implementazione massiccia dell’IoT, aumenta la percentuale di rischio: si moltiplicano le porte di accesso ai sistemi informativi aziendali e si pone il problema del furto dei dati sensibili. “Gli hacker violano un sistema informativo o per creare disordine o per rubare informazioni sensibili. La prima valutazione che va fatta è che una volta entrati, entro 3-4 giorni riescono a portare via ciò che è di loro interesse. Ma mediamente, un’azienda impiega 130 giorni per accorgersi di essere stata violata. Di conseguenza, se dispongo di asset da proteggere come brevetti e informazioni critiche che riguardano la gestione dell’azienda, devo agire prioritariamente gestendo questa security in modo diverso. Un altro rischio è quello legato alla privacy: dovremmo pensare a delle leggi di tipo adattivo per evitare che costituiscano un freno allo sviluppo tecnologico e quindi avere caratteristiche che si adattano alla digital transformation. Dobbiamo assolutamente evitare che norme estremamente rigide creino problemi agli sviluppi positivi che possiamo apportare alla nostra vita” ha spiegato Causio.

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