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Istituzioni

Digitalizzazione della Protezione civile, cittadinanza attiva e crowdsourcing

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Le prospettive del Protocollo d’intesa tra AgID e Dipartimento della Protezione civile per implementare e valorizzare l’ecosistema digitale nella prevenzione e gestione delle emergenze

13 Feb 2019

Luisa Franchina

Andrea Lucariello

Alessandro Bruttini

Il Protocollo d’intesa tra AgID e il Dipartimento della Protezione civile[1], firmato a fine gennaio 2019 per una durata triennale (vedi articolo AgID e Protezione Civile: il digitale per la prevenzione dei rischi e per le emergenze), mira a rafforzare la collaborazione tra i due enti al fine di “implementare e valorizzare l’ecosistema digitale della protezione civile attraverso un percorso condiviso che metta a sistema conoscenze e competenze reciproche”[2]. Più nel dettaglio, l’accordo “pone al centro delle attività comuni lo sviluppo di strategie digitali che permettano di standardizzare e rendere interoperabili i dati della Rete di protezione civile e di implementare le piattaforme informatiche, già in uso o in fase di realizzazione, a supporto delle attività gestionali e logistiche del Dipartimento della Protezione Civile”[3].

Alcuni concetti già esplicitati nel Piano Triennale 2017-2019 di AgID – tra cui quelli di interoperabilità e integrazione dei servizi pubblici, livello di sicurezza e livello di servizio adeguato – e ripresi nel Modello strategico di evoluzione del sistema informativo della Pubblica amministrazione, appaiono assolutamente coerenti  e funzionali alle attività di protezione civile che, secondo l’art. 2 del “nuovo” Codice[4], sono quelle volte “alla previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi, alla gestione delle emergenze e al loro superamento”.

Il processo ciclico: previsione e superamento delle emergenze

Tale processo ciclico, che “inizia” con la fase della previsione e “termina” con la fase del superamento delle emergenze, potrebbe essere approfondito attraverso diversi punti di vista e con altrettante chiavi di lettura. Tuttavia, per quanto di interesse della presente analisi, gli aspetti su cui si vuole focalizzare l’attenzione sono, da un lato, il tema dell’importanza dello sviluppo tecnologico per la gestione delle emergenze (in tempo di “pace” e in tempo di “guerra”) e, dall’altro, il ruolo del cittadino come parte attiva di tutto il sistema di protezione civile. In particolare, l’obiettivo sarà quello di individuare i profili di intersezione, ovvero dove il primo (elemento tecnologico) sia funzionale e fondamentale nello sviluppo e nell’affermazione del secondo (elemento umano).

Infatti, tra le linee di attività individuate nel Protocollo a titolo esemplificativo e non esaustivo, ci sono le seguenti (art. 3, comma 2):

  • realizzazione di un Sistema di Allertamento Nazionale della popolazione (IT-Alert) attraverso l’uso di telefonia mobile;
  • definizione di uno standard cartografico per l’unificazione dei portali geografici a servizio delle attività di protezione Civile;
  • definizione della metadatazione dei Piani di protezione civile;
  • definizione della metadatazione delle schede AEDES e gestione, applicazione mobile per la compilazione, firma digitale ed invio delle schede medesime;
  • gestione delle emergenze;
  • aggiornamento ed evoluzione del sistema di gestione della popolazione in emergenza.

Un nuovo approccio alle dinamica di sicurezza e protezione

Tecnologia e cittadinanza sono i pilastri di un nuovo approccio alle dinamiche di sicurezza e di protezione civile. Tale approccio mette senza dubbio al centro il cittadino e sfrutta le potenzialità della tecnologia per garantire ed assicurare un servizio sempre più efficiente, efficace e soprattutto immediato.

Il processo di digitalizzazione della PA, l’implementazione di tecnologie abilitanti e interoperabili, le opportunità che derivano dallo sviluppo della rete 5G nel nostro Paese rappresentano dei validi strumenti con cui avvicinarsi alle necessità del cittadino, supportando la riduzione, per quanto possibile, degli impatti di un evento negativo.

L’art. 31 del Codice promuove il ruolo di una cittadinanza attiva dando al Servizio nazionale il compito di incoraggiare iniziative volte “ad accrescere la resilienza delle comunità, favorendo la partecipazione dei cittadini, singoli e associati, […] alla pianificazione di protezione civile […], la diffusione della conoscenza e della cultura di protezione civile”. Inoltre, al comma successivo, si specifica che al cittadino, da un punto di vista passivo, devono essere fornite, da parte delle componenti del Servizio nazionale, “informazioni sugli scenari di rischio e sull’organizzazione dei servizi di protezione civile del proprio territorio, anche al fine di consentire di adottare misure di autoprotezione nelle situazioni di emergenza”.

Il tema della cittadinanza “attiva” e “passiva”, sebbene talvolta sfumato, può rappresentare un valido approccio da utilizzare nello sviluppo di strumenti di allertamento e piattaforme di informazione che sfruttano un meccanismo di comunicazione bidirezionale. Infatti, sulla scorta del nuovo principio della “data protection by default e by design” – introdotto nel nostro ordinamento dal Regolamento europeo per la protezione dei dati personali, potrebbe essere interessante riflettere, “fin dall’inizio” e per “impostazione predefinita”, sullo sviluppo di tecnologie di crowdsourcing che siano in grado di mettere in comunicazione la catena di comando e controllo della protezione civile, le strutture operative e la cittadinanza.

Il digitale per la crisis management

Nel mondo digitale, ciascun utente può essere allo stesso tempo, produttore e fruitore delle informazioni[5]. In ambito di crisis management, le informazioni, il modo in cui vengono veicolate, la tempestività e la capillarità delle stesse assumono un ruolo rilevante per la gestione efficiente di tutto il processo. Infatti, gli attori che gravitano all’interno del sistema di protezione civile ai vari livelli (Pubblica amministrazione, servizi essenziali, associazioni di volontariato, cittadini, ecc) detengono un importante patrimonio informativo che necessita di essere messo a sistema in modo tale da poter divenire interpretabile e fruibile per l’identificazione, la gestione e il superamento dell’evento emergenziale. Si pensi alla possibilità di avere una vista integrata e centralizzata di informazioni provenienti – anche real time – da varie tipologie di fonti, quali ad esempio: piani di protezione civile, bollettini meteo e allerte, procedure di emergenza, informazioni metereologiche, post degli utenti sui vari social network, geolocalizzazione dei cittadini e degli eventi, news dai media. Tale meccanismo si pone all’interno di una logica di riduzione della complessità che diventa funzionale alla valorizzazione della quantità e della qualità delle informazioni disponibili.

L’analisi della prevenzione non strutturale

Un applicativo così strutturato troverebbe spazio in particolare nelle fasi emergenziali ma sarebbe un valido strumento per supportare le cosiddette attività di prevenzione “non strutturale”, quelle riprese dall’art 2 del Codice. In esse, tra le altre, rientrano ad esempio le seguenti:

  • l’allertamento del Servizio nazionale, articolato in attività di preannuncio in termini probabilistici, ove possibile e sulla base delle conoscenze disponibili, di monitoraggio e di sorveglianza in tempo reale degli eventi e della conseguente evoluzione degli scenari di rischio;
  • la formazione e l’acquisizione di ulteriori competenze professionali degli operatori del Servizio nazionale;
  • la diffusione della conoscenza e della cultura della protezione civile, anche con il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche, allo scopo di promuovere la resilienza delle comunità e l’adozione di comportamenti consapevoli e misure di autoprotezione da parte dei cittadini;
  • l’informazione alla popolazione sugli scenari di rischio e le relative norme di comportamento nonché sulla pianificazione di protezione civile;
  • la promozione e l’organizzazione di esercitazioni ed altre attività addestrative e formative, anche con il coinvolgimento delle comunità, sul territorio nazionale al fine di promuovere l’esercizio integrato e partecipato della funzione di protezione civile.

Sulla base degli elementi analizzati, lo sviluppo tecnologico potrebbe fornire supporto non solo alla gestione operativa dell’evento critico, ma più in generale contribuire a una diffusione della cultura della sicurezza. In questo modo troverebbero una potente spinta iniziale non solo gli elementi principali del Protocollo d’intesa ma anche le maggiori novità del Codice di protezione civile.

[1] https://www.agid.gov.it/it/agenzia/stampa-e-comunicazione/notizie/2019/01/31/agid-il-dipartimento-protezione-civile-insieme-prevenire-il-rischio-gestire; https://www.agid.gov.it/sites/default/files/repository_files/protocollo_di_intesa_-_agid-dpc_30_gen.pdf

[2] https://www.agid.gov.it/sites/default/files/repository_files/cs_protocollo_dpc_agid.pdf

[3] https://www.agid.gov.it/sites/default/files/repository_files/cs_protocollo_dpc_agid.pdf

[4] Cfr. D. Lgs. 2 gennaio 2018, n. 1, Codice della protezione civile, pubblicato nella GU n. 17 del 22 gennaio 2018.

[5] Per definire la dinamica secondo cui un utente partecipa attivamente alla produzione di un contenuto, è stato impiegato il concetto di “Prosumer”. Il termine, introdotto da Alvin Toffler nel libro The third wave  del 1980 per descrivere le dinamiche del consumismo di massa, ha trovato una nuova accezione nell’era digitale.

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